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Pubblicazione : 16/11/2017
«Recuperare la rotta» diciottesimo Rapporto Giorgio Rota su Torino

Compie 18 anni il Rapporto Giorgio Rota su Torino, la cui edizione 2017 si intitola "Recuperare la rotta". Il Rapporto è stato presentato lo scorso 7 ottobre presso la sede della Biblioteca Nazionale di Torino.

Dopo i saluti e i ringraziamenti del presidente del Centro Einaudi - Salvatore Carruba - che ha definito il Rapporto «uno sforzo intenso di ricerca» ormai «penetrato nella cultura cittadina» e realizzato grazie a un «minuzioso lavoro di ascolto della città», hanno preso la parola gli autori dei diversi capitoli.
Ha aperto la presentazione Luca Staricco che ha descritto gli indicatori economici dai quali emerge con chiarezza che Torino e il Piemonte si collocano ai margini dello sviluppo industriale, sia in termini geografici che in termini di performance. A seguire, Luisa De Bernardi ha confermato questa tendenza mettendo a tema il difficile passaggio dall'economia industriale a quella dei servizi, fino ad arrivare all'economia 4.0 che nel tessuto regionale e cittadino è presente – in termini di risorse, attori e poli di eccellenza - non riuscendo tuttavia a consolidarsi e a decollare. A fare sistema - ha sostenuto Luca Davico - riesce molto meglio il Welfare: Torino è una delle poche città italiane che può contare su un forte investimento pubblico, su un deciso impegno del volontariato e anche su ingenti risorse messe a disposizione dalle due Fondazioni di origine bancaria che investono, nel settore delle politiche sociali, quote economiche superiori a quanto investito da tutte le altre Fondazioni di origine bancaria presenti sul territorio nazionale.

Questo elemento strutturale, che a Torino ha lontane radici storiche tanto in ambito cattolico quanto laico, è ciò che ha consentito alla città e alla sua coesione sociale di reggere nonostante indicatori, afferenti soprattutto al tessuto occupazionale e ai processi di impoverimento, che denotano una situazione di grande sofferenza. Il Rapporto contiene per la prima volta un «apparato cartografico» realizzato in vista di un "atlante metropolitano" (a cui stanno lavorando il Centro Einaudi, l'Urban Center Torino e l'Istituto Europeo di Design) che sarà presentato a marzo prossimo e discusso sul territorio.
Dalle mappe emerge per un verso la polarizzazione (aumento delle distanze) e per altro verso la differenziazione delle periferie. Ne è esempio la periferia ovest di Torino la quale, pur essendo fortemente caratterizzata da un profilo industriale, risulta essere la più vicina ai livelli di benessere della zona centrale. Di contro, la parte nord si conferma essere quella più in difficoltà mentre la periferia sud è in una situazione intermedia. Questa fotografia non è nuova: esprime una situazione accentuata dalla crisi.

Emergono poi altre due linee di frattura: una generazionale e una etnica. Il dato occupazionale è emblema di questa spaccatura : i tassi di disoccupazione a riguardo dei giovani e dei migranti sono più elevati rispetto alla media cittadina e al dato nazionale o sub-regionale. Particolarmente preoccupante la condizione dei giovani stranieri e dei NEET [Not (engaged) in Education, Employment or Training]: il dato torinese è nettamente superiore a quello nazionale. Di fronte a questo quadro – ha concluso Luca Davico - si impone un «dibattito adulto» che tenga conto delle responsabilità di tutti e in cui tutti gli attori coinvolti si attivino per il conseguimento di risultati e per il miglioramento delle prospettive.

Per approfondire : www.rapporto-rota.it

Fonte tabelle : Rapporto Giorgio Rota su Torino, 2017

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