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Pubblicazione : 05/12/2015
Censis: Qurantanovesimo Rapporto sulla situazione del Paese
È stato presentato il 4 dicembre scorso il Rapporto sulla situazione del Paese pubblicato dal Censis e giunto alla sua quarantanovesima edizioni.
Ne emerge l’immagine di un Paese poco capace di progettare il proprio futuro e di costruire e alimentare la «cultura collettiva», facendo prevalere l'interesse particolare, il soggettivismo, l'egoismo individuale.
A rischio, secondo il Censis, la coesione sociale e la tenuta delle strutture intermedie, in un contesto di crescita generalizzata delle disuguaglianze.
L’Italia è un Paese in «letargo esistenziale» in cui individui, famiglie e imprese restano in un «recinto sicurizzante ma inerziale» dando corpo a una società «a bassa consistenza e con scarsa autoproduzione».
Dal rapporto merge qualche tentativo di ristabilire il primato della politica (riforme, ricerca del consenso a partire dalle azioni, tensione al cambiamento) che però sembra non essere colto dal corpus sociale in termini di investimento collettivo e di vitalità. Anche da qui – affermano gli autori del rapporto è facilmente percepibile la «crisi della dialettica socio-politica che si traduce da un lato nell’incapacità di pensare un progetto di sviluppo per il Paese e dall’altro in una «carenza di éllites».
Analizzando i processi di sviluppo reale nel Paese il Rapporto sottolinea come essi si fondino soprattutto sulla valorizzazione della storia di lungo periodo («saggezza popolare», modello di sviluppo creato a partire dagli anni '70, una composizione sociale poliedrica, territorialità non indistinta, la fedeltà continuata nel primato della diversità.
Anche di «una certa dose di invenzione» si parla nel Rapporto Censis con riferimento al «continuo susseguirsi di potei soft», all’ «empirismo continuato» che porta a un’«organizzazione socio-politica di tipo poliarchico». È questa la via attraverso la quale ci si libera da vincoli burocratici e procedure uniformanti a favore dello sviluppo perseguito attraverso «processi naturali» che puntano sui capitali di individui e famiglie (competenze, relazioni) e sulle risorse dei territori e delle comunità.
Nonostante la grande crisi in cui si trovano la rappresentanza sociale, la dialettica socio-politica e al potere statuale, la strada di sviluppo scelta dal Paese (valorizzazione delle risorse, inventiva ed empirismo continuato) è considerata residuale: rispetto ai grandi temi che occupano la comunicazione di massa. Ma il «resto», che finora non è entrato nella cronaca e nel dibattito socio-politico, comincia ad affermare una sua autoconsistenza ed è da questa autoconsistenza che «può cominciare a partire la riappropriazione della nostra identità collettiva» conclude il Rapporto.

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