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Pubblicazione : 17/12/2014
Le disuguaglianze di reddito ostacolano la crescita
Secondo un recente studio pubblicato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), nell’ambito dell’iniziativa “nuovi approcci per le sfide economiche”, esiste un legame piuttosto stretto tra le dinamiche della crescita economica e quelle relative alle diseguaglianze di reddito disponibile.

In particolare, secondo l’OCSE, la crescita economica è più veloce laddove le diseguaglianze reddituali tendono a diminuire. Il fenomeno risulta particolarmente evidente se si osservano le crescenti differenze tra le famiglie povere o di ceto medio basso da un lato e tutto il resto della società dall’altro; per le prime, la riduzione del reddito disponibile si traduce in impossibilità di investire nell’istruzione delle generazioni più giovani ed è questo l’elemento –chiave che si ripercuote in maniera negativa sulla crescita.

L’OCSE sottolinea l’andamento progressivo di questo tipo di fenomeni: cala il reddito disponibile, non si investe nell’istruzione e si danneggiano anche le generazioni successive che, sempre di più, si troveranno in condizioni di svantaggio nei loro percorsi scolastici (perché non potranno essere sostenuti da genitori con un basso livello di istruzione) con grave danno della crescita economica, ma anche dalla mobilità sociale, con il conseguente progressivo allargarsi della forbice tra soggetti svantaggiati (che l’OCSE stima del 40% della popolazione) e il resto della società.

Partendo da questi elementi, il Segretario Generale dell’OCSE Angel Gurría ha definito «cruciale il contrasto delle disuguaglianze e della loro crescita per favorire una crescita forte e duratura».

«Saranno i Paesi che garantiranno uguaglianza di opportunità alle giovani generazioni che sapranno vincere le sfide della crescita e della prosperità» ha concluso Gurria.

Il Rapporto OCSE contiene molti dati, ad esempio vi si può leggere che in Paesi come l’Italia e il Regno Unito l’aumento delle disuguaglianze è costato tra i 6 e i nove punti percentuali di crescita negli ultimi vent’anni, mentre in Paesi come la Spagna e la Francia una situazione «più egualitaria» ha favorito la crescita del PIL.

I programmi di lotta alla povertà – proseguono gli autori del Rapporto – non basteranno a riassorbire le diseguaglianze di reddito; sarà necessario investire sull’accessibilità dei servizi, soprattutto in tema di educazione, formazione e salute, che vengono definiti «investimenti sociali essenziali per garantire uguaglianza di opportunità nel lungo periodo».

Infine – afferma l’OCSE - «le politiche redistributive basate sulla fiscalità e sulle prestazioni di protezione sociale devono essere progettate a partire dai dati, mirate e messe in atto con metodo rigoroso».

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