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Pubblicazione : 28/11/2015
Europa 2020, a che punto siamo. L'analisi annuale della Commissione Europea
Il 26 Novembre la Commissione Europea ha presentato un insieme di documenti redatti nell’ambito del ciclo annuale di governance economica con i quali vengono fissate le priorità economiche e sociali dell’UE e vengono indicati gli orientamenti politici del prossimo anno per gli Stati membri.

Secondo la Growth Survey Analysis 2016, restano valide le priorità individuate nell’anno precedente (investimenti, riforme strutturali e responsabilità di bilancio) che, però sono state aggiornate per tenere conto dei mutamenti intervenuti negli ultimi dodici mesi.

In tema di investimenti, la Commissione richiama sinteticamente gli obiettivi del Paino Juncker (mobilitare almeno 315 miliardi di euro in tre anni) evocando la necessità di «sforzi a livello nazionale» che compensino «investimenti pubblici e privati ancora modesti».

Completamento dell’Unione bancaria e intensificazione degli sforzi verso l’unione dei mercati sono poi indicate come tappe fondamentali per il consolidamento degli investimenti e per fare in modo che «i soggetti economici possano far affidamento su fonti più diversificate di finanziamento».

La Commissione chiede agli Stati UE «nuovo impegno per le riforme strutturali», per l correzione degli squilibri e per il miglioramento dei risultati in alcuni settori cruciali.

Al centro delle riforme strutturali c’è nel 2015 come nel 2016 il tema del lavoro le cui politiche attive devono coniugare flessibilità e sicurezza dedicando particolare attenzione ai «problemi pressanti» della disoccupazione giovanile e della disoccupazione di lunga durata.

Occorrono inoltre, conclude la Commissione, interventi per sviluppare mercati dei prodotti e dei servizi più integrati e competitivi e quindi per stimolare l'innovazione e la creazione di posti di lavoro.

Infine, in tema di responsabilità di bilancio la Commissione sottolinea un generale miglioramento della situazione (si è ridotto il numero dei Paesi in infrazione per eccessivo disavanzo) ma rileva anche «una differenza negli sforzi di bilancio che i singoli Stati membri devono attuare in base ai requisiti del patto di crescita e stabilità».

Sono inoltre richiesti «sistemi fiscali efficienti» e di sistemi di protezione sociale «modernizzati» per rispondere alle future sfide demografiche.

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