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Pubblicazione : 09/02/2016
Occupazione e sviluppo in Europa: i dati 2015
È stato pubblicato nel febbraio 2016 Employment and Social Development in Europe, pubblicazione in cui la Commissione europea fa il punto sul raggiungimento degli obiettivi sociali di Europa 2020, sia a livello UE sia a livello nazionale.

Suddivisa in tre parti, la pubblicazione contiene dati rilevanti per la gestione del Semestre europeo, il processo di governance della Strategia Europa 2020.

La prima parte è dedicata al tema della promozione dell’occupazione: vi si sottolinea la centralità del lavoro autonomo (che coinvolge circa il 16% dei cittadini europei) e delle microimprese (30%) che si rivela essere un settore trainante per la creazione di lavoro, segnato da aspetti positivi (come la riscoperta di alcuni settori economici tradizionali: pesca, agricoltura e foreste) e negativi (in particolare le barriere di accesso al lavoro autonomo che impediscono ad alcuni gruppi di popolazione – donne, giovani e minoranze etniche - di esprimere appieno il loro potenziale).

La seconda parte è dedicata al miglioramento dell’efficienza dei mercati del lavoro. Gli autori affermano che per migliorare questo aspetto cruciale per lo sviluppo e la crescita è necessario, da un lato, contrastare la disoccupazione di lungo corso, cioè la condizione di chi è disoccupato da un anno o più di un anno, che oggi in Europa colpisce circa 11 milioni di persone (sono sette milioni i disoccupati da due anni consecutivi).

Quella della disoccupazione di lungo corso è definita nell’ESDE questione complessa, in quanto colpisce persone che:

  • vedono rapidamente deteriorarsi le loro capacità di rientrare nel mercato del lavoro;

  •  non sono note ai servizi pubblici per l’impiego (uno su tre);

  •  non ricevono misure di sostegno economico (percentuale analoga);

  • non partecipano a percorsi di formazione e aggiornamento.


Altra leva per migliorare l’efficienza dei mercati del lavoro, è la mobilità dei lavoratori, intesa nella duplice accezione di mobilità interna e di migrazioni dei lavoratori provenienti dai Paesi terzi.

Secondo i dati contenuti nel Rapporto la mobilità interna dei lavoratori è molto bassa solo il 4% della popolazione europea vive in un Paese diverso da quello in cui è nato (il dato USA è del 30%) e aumenta lentamente (3 milioni di persone in otto anni, tra il 2006 e il 2014).

La mobilità in arrivo dai Paesi terzi (28.000 milioni i cittadini dei Paesi non UE che vivono nell’Europa dei 28) è definita «fondamentale affinché si possa esprimere appieno il proprio potenziale» in termini di aumento dei tassi occupazionali, crescita della produttività e attrattività dei talenti migliori.

L’efficienza dei mercati del lavoro non può prescindere, infine, da un solido sistema di relazioni industriali. Un ruolo-chiave, quindi è attribuibile al dialogo sociale, anch’esso sottoposto negli ultimi anni a sfide importanti legate soprattutto alla precarizzazione dei rapporti di lavoro e alla crescente mancanza di rappresentatività dei partner sociali.

La terza e conclusiva parte dell’ESDE affronta, infine, le questioni legate alla rimozione degli ostacoli che si frappongono alla creazione di lavoro. Due gli elementi-chiave individuati: la mancanza di competenze e aggiornamento (e quindi grande ruolo è assegnato ai soggetti datoriali) e l’efficienza e l’efficacia dei sistemi di protezione sociale.

Per agire su quest’ultimo aspetto, secondo gli autori del Rapporto è necessario favorire la partecipazione delle donne con figli al mercato del lavoro.

Secondo gli ultimi dati, le donne lavoratrici sono pari al 76,9% del totale di coloro che non hanno figli, mentre la presenza di prole abbassa la percentuale al 61,9%.

Sono allora necessari servizi di qualità (soprattutto nel campo della famiglia e della prima infanzia) che permettano alle donne di mantenere il proprio lavoro. In questo modo, concludono gli autori, si raggiunge il duplice obiettivo dell’innalzamento del tasso di occupazione femminile e della prevenzione della povertà infantile, entrambe condizioni preliminari per la creazione di sviluppo.