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Pubblicazione : 14/07/2016
Povertà in Italia nel 2015: dati Istat
È stata pubblicata il 14 luglio la consueta nota annuale Istat sulla povertà in Italia. Istat rileva sia il numero di persone e famiglie definite “assolutamente povere”, cioè prive delle risorse necessarie per l’acquisto di n paniere di beni e servizi necessari per un tenore di vita accettabile, sia i dati sulla povertà relativa che si calcola, invece, in base a soglie (che risentono della dimensione del nucleo familiare, del luogo di residenza) calcolate a partire dalla spesa media per consumi.

Nel 2015, 1 milione 582 mila famiglie (il 6,1% delle famiglie residenti) risulta in condizione di povertà assoluta in Italia, per un totale di 4 milioni e 598 mila individui (7,6% dell’intera popolazione) (Prospetto 1), il valore più alto dal 2005.

Dopo essere salita al 5,6% nel 2012, l’incidenza di povertà assoluta è rimasta sostanzialmente stabile intorno al 6% negli ultimi tre anni per le famiglie, mentre è in crescita in termini di individui (7,6% nel 2015, 5,9% nel 2012).

A livello territoriale è il Mezzogiorno a registrare i valori più elevati di povertà assoluta (9,1% di famiglie, 10,0% di persone) e il Centro quelli più bassi (4,2% di famiglie, 5,6% di persone).

In leggero calo, dal 19,1% al 18,7%, l’intensità della povertà che, in termini percentuali, indica quanto la spesa mensile delle famiglie povere è mediamente sotto la linea di povertà, ovvero “quanto poveri sono i poveri”.

Tra le persone assolutamente povere: 2 milioni 277 mila sono donne (7,3% l’incidenza), 1 milione 131 mila sono minori (10,9%), 1 milione 13 mila hanno un’età compresa tra 18 e 34 anni (9,9%) e 538 mila sono anziani (4,1%). Un minore su dieci, quindi, nel 2015 si trova in povertà assoluta (3,9% nel 2005). Negli ultimi dieci anni l’incidenza del fenomeno è rimasta stabile tra gli anziani (4,5% nel 2005) mentre ha continuato a crescere nella popolazione tra i 18 e i 34 anni di età (9,9%, più che triplicata rispetto al 3,1% del 2005) e in quella tra i 35 e i 64 anni (7,2% dal 2,7% nel 2005.

La povertà relativa, definita sulla base della spesa per consumi (vd. Tabella seguente)  ha invece coinvolto nel 2015 2 milioni 678 mila le famiglie in condizione di povertà relativa (10,4% di quelle residenti), per un totale di 8 milioni 307 mila individui (13,7% dell’intera popolazione): 4 milioni 134 mila sono donne (13,3%), 2 milioni e 110 mila sono minori (20,2%) e 1 milione 146 mila anziani (8,6%)

L’incidenza della povertà relativa risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2014 in termini di famiglie (da 10,3 a 10,4%) mentre cresce in misura lieve in termini di persone (da 12,9 a 13,7%).
Si evidenzia ancora una volta una carenza di politiche organiche di contrasto alla povertà in grado di invertire il trend. Si apre un tempo complesso, quindi,  in cui si deve cogliere la dimensione di opportunità per fare un deciso passo in avanti del nostro sistema di protezione sociale, che non ha retto all’urto della crisi economica e che ha lasciato cadere in povertà migliaia di famiglie. Urge, come chiede da tempo l'Alleanza contro la Povertà, un Piano di contrasto alla povertà nel quale emergano con chiarezza le linee di azione per i prossimi anni, tali da dare un quadro comprensibile dell’utilizzo delle risorse europee e nazionali. Per questo sarà necessaria una mobilitazione attenta e una collaborazione costruttiva e realistica per realizzare il cambiamento possibile nel tempo che ci è dato di vivere.

Don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana


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Soglie di povertà relativa - Istat 2015

Tabella Istat