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Pubblicazione : 02/09/2016
Un museo per conoscere altre culture
Viaggio alla scoperta delle migliaia di reperti del Museo Etnografico della Consolata, un patrimonio inestimabile per la conoscenza di culture lontane. L’associazione Tamburi parlanti sta cercando di renderli fruibili a un pubblico sempre più vasto

 

 Nel cuore di Torino ci sono dei tesori straordinari e semisconosciuti, che vengono da lontano. In Corso Ferrucci, all’interno dell’Istituto dei Missionari della Consolata, sono custoditi infatti migliaia di oggetti, provenienti perlopiù dall’Africa sub-sahariana e dall’area amazzonica, che raccontano di una lunga e interessante storia di connessioni che legano il nostro territorio a luoghi lontani.

Il Museo Etnografico della Consolata è stato voluto già nei primi anni del secolo scorso dal fondatore dell’ordine Giuseppe Allamano e nasce dalla raccolta, da parte dei missionari, di testimonianze materiali e fotografiche legate all’ambiente e alle culture delle popolazioni con le quali entravano in contatto durante l’attività di evangelizzazione. Lo scopo di questa raccolta era sia di tipo propagandistico e divulgativo che a sostegno della formazione dei nuovi missionari. Con il passare del tempo, la raccolta di oggetti e testimonianze si è configurata come vera e propria opera di salvataggio e di preservazione dei patrimoni culturali delle popolazioni incontrate. Agli oggetti raccolti sul campo si sono poi aggiunte le donazioni e gli acquisti da altri territori non interessati dalle missioni.

Da molto tempo il museo non è purtroppo aperto permanentemente al pubblico, e già da anni si parla di un nuovo riallestimento.

 

Un patrimonio da valorizzare e rendere fruibile

All’interno di questo spazio è nata e si sono sviluppate le attività dell’Associazione culturale “Tamburi Parlanti. Patrimoni in Dialogo”. L’associazione nasce nel 2015 dall’incontro fra Annalisa, Giulia, Rosina e Silvia, tre antropologhe e un’archeologa che si sono ritrovate a lavorare allo studio delle collezioni del Museo. Man mano che il lavoro di catalogazione proseguiva, si è iniziato ad avere un quadro più ampio e completo di quella che era la portata, tanto numerica quanto qualitativa, degli oggetti presenti. Il confronto con alcuni missionari impegnati nel lavoro di conservazione e valorizzazione delle collezioni, in particolare con il responsabile Padre Quattrocchio, e l’interesse che le stesse hanno suscitato tra chi ha avuto occasione di visitarle, hanno quindi spinto le studiose ad organizzarsi per far conoscere queste collezioni ad un pubblico più ampio. «L’associazione – sottolineano – nasce dall’idea che i patrimoni culturali antropologici, come quelli custoditi all’interno della Consolata, rappresentino una risorsa ed uno strumento di conoscenza e dialogo interculturale importante, da valorizzare e rendere fruibili. Questo museo etnografico raccoglie oggetti di epoche diverse, che ci parlano della vita sociale, rituale e quotidiana di numerose popolazioni e di come questa sia mutata nel corso del tempo, ma non solo: questi oggetti, la loro storia, le modalità con i quali sono stati acquisiti e sono arrivati al museo, ci raccontano anche di relazioni e di connessioni complesse, che si sono evolute nel tempo, costruite in decenni di contatti fra il mondo cosiddetto occidentale e missionario e culture considerate “altre”».

 

Strumento di educazione e dialogo interculturale

Durante il primo anno di attività l’Associazione ha organizzato diverse visite tematiche all’interno degli spazi allestiti del Museo, e inoltre, in collaborazione con altre associazioni, ha contribuito a realizzare una mostra fotografica ed una serata dedicate ai diritti delle popolazioni indigene dell’amazzonia. Gli itinerari proposti hanno permesso di soffermarsi non solo sulla storia e i sistemi sociali e culturali delle popolazioni da cui provengono gli oggetti, ma anche di sollevare tematiche legate all’attualità: «Ci siamo interrogate su quale possa essere ora il ruolo di queste collezioni presenti sul nostro territorio; pensiamo che lo spazio museale possa essere un contesto di riflessione sulle relazioni fra mondo occidentale e non occidentale, relazioni che sappiamo essere storicamente di dominio e di subordinazione, ma dove hanno trovato spazio anche il dialogo e lo scambio reciproco. Si tratta anche di riflettere sulle rappresentazioni, a volte semplicistiche ed “esotizzanti”, della diversità culturale negli spazi museali così come più in generale nelle società occidentali. Questo patrimonio può diventare uno strumento di educazione e di dialogo interculturale, essere uno stimolo non solo per entrare in contatto con culture e società differenti ma anche per confrontarsi con la pluralità culturale all’interno della “nostra” società».

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L’Associazione culturale “Tamburi Parlanti. Patrimoni in Dialogo”, nata nel 2015, ha come obiettivo lo studio e la promozione dei patrimoni culturali materiali e immateriali, in particolare antropologici, e la promozione di progetti di ricerca e di cittadinanza attiva a partire dai patrimoni culturali.

Per informazioni: email: info.tamburiparlanti@gmail.com;

pagina facebook: Tamburi Parlanti. Patrimoni in Dialogo.

Il Museo Etnografico della Consolata si trova in Corso Ferrucci 14 a Torino. La collezione, stimata in circa cinquemila unità, può essere suddivisa in quattro macroaree: Africa sub-sahariana; Area amazzonica; Arte Africana; Strumenti musicali. Per informazioni: 011.44.00.400.