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Pubblicazione : 31/10/2016
Mappatura delle imprese sociali in Europa: follow-up 2016
È stato pubblicato il Rapporto dal titolo “Le imprese sociali e il loro ecosistema: una mappatura europea” realizzato dalla Commissione europea, dalla rete europea EMES e, per l’Italia da Euricse.

Dal Rapporto emerge il costante aumento del numero di imprese sociali e la loro diffusione in settori sino ad oggi inesplorati, grazie anche all’adozione di nuove normative e alle nove opportunità offerte sia dal mercato pubblico sia da quello privato.

Il Rapporto di recente pubblicazione è il Follow-up di quello realizzato dagli stessi soggetti nel 2014 e i medesimi sono anche i Paesi presi in esame (Belgio, Francia, Irlanda, Italia, Polonia, Slovacchia e Spagna), Vengono però aggiunti dati e riflessioni su temi quali la comparazione delle situazioni nazionali e delle relative policies, la consapevolezza sul ruolo e sul significato dell’impresa sociale in un sistema economico, il coinvolgimento degli stakeholders.

Lo Studio mette in evidenza i fattori che favoriscono la diffusione e il consolidamento dell’impresa sociale in Europa (la crescente domanda di servizi di interesse generale, la tendenza delle autorità locali a utilizzare sempre di più le gare d’appalto, le opportunità in nuovi campi e settori, l’attenzione per il business etico e sostenibile).

Ad ostacolare lo sviluppo di impresa sociale sarebbe, invece, la mancanza di competenze specifiche, la scarsa conoscenza dei mercati finanziari, la disponibilità contenuta di «capitale paziente» (cioè non investito nell’orizzonte del profitto immediato) e, infine la vigenza di normative nazionali inadeguate o troppo stringenti.

Una delle conclusioni più rilevati a cui arrivano i diversi Rapporti nazionali, riguarda il tema della resilienza dell’impresa sociale e, più in generale di tutta l’economia sociale, cioè la «capacità di mantenere e creare posti di lavoro a dispetto della crisi».

Tale resilienza è, secondo gli Autori dei Rapporti, il frutto dell’ancoraggio che le imprese sociali sanno costruire sia con le specifiche esigenze delle persone sia con le comunità in cui sono profondamente radicate, al riparo dai rischi speculativi e di delocalizzazione.

Secondo i dati, ad esempio, in Italia tra il 2008 e il 2014, le imprese tradizionali hanno perso quasi 500.000 posti di lavoro, mentre gli occupati in imprese e cooperative sociali sono aumentati del 20% passando da 340.000 a 407.000.

Dinamiche positive si registrano anche in Belgio (dove tra il 2008 e il 2014 l’occupazione nelle imprese sociali è aumentata dell’11,5% in concomitanza con una contrazione occupazionale dei settori pubblico e privato) e in Francia (dove nel biennio 2008-2010 l’occupazione nelle imprese sociali è aumentata dello 0,8% sempre in concomitanza con cali del settore pubblico e privato).

Relativamente alla situazione italiana il Rapporto è stato curato da Giulia Galera per Euricse.

Emerge in primo luogo la rilevanza quantitativa del mondo dell’impressa sociale: 100.000 imprese sociali (tra imprese ex lege, cooperative sociali – ancora maggioritarie – associazione e fondazioni), 850.000 lavoratori e 1,7 milioni di volontari.

Non meno importante è la diversificazione dei settori in cui operano (prioritariamente servizi socio-assistenziali e socio-sanitari ma anche formazione, inserimento lavorativo, cultura, sport, ambiente e ricerca), nonché la diffusione crescente ad altri settori di interesse generale.

L’ecosistema italiano (il Rapporto contiene un dettagliato elenco dei principali stakeholder policy makers, istituti di ricerca e osservatori, reti e organizzazioni di rappresentanza, intermediari finanziari) viene definito «ben strutturato» e «affiancato da una serie di misure e strumenti» che «hanno avuto diverse fasi di sviluppo».

In termini ormativi la riforma del Terzo settore ha introdotto alcuni cambiamenti che, pur salvaguardando la sua natura non lucrativa, provano a rendere questa forma di impresa più attraente sia per potenziali imprenditori sia per potenziali investitori.

Pesano però sul contesto italiano alcuni recenti scandali (Roma Capitale in primis) che, per tutto il settore, hanno danneggiato il capitale reputazionale.

È necessario, quindi recuperare reputazione, ma anche superare la «dipendenza da risorse pubbliche» e, proprio a partire dalla carenza di risorse e dai tagli, diversificare l’offerta per intercettare nuova domanda, ad oggi soddisfatta dal mercato informale.

Altre parole-chiave delle sfide future sono l’innovazione (a cui devono guardare soprattutto i soggetti che si occupano di servizi di interesse generale), la crescita del Welfare aziendale (orizzonte di riferimento per chi opera nei settori della sanità e dell’istruzione) e il transito verso settori ad elevato valore aggiunto che deve riguardare soprattutto le imprese che si occupano di inserimenti lavorativi di soggetti svantaggiati.

Nessuna di queste sfide, conclude il Rapporto Euricse, può essere vinta senza investire su partenariati tra le imprese sociali e le imprese tradizionali.

«Come dimostrato da buone pratiche già in essere, questa strategia può favorire il mantenimento dei tassi di occupazione dei lavoratori svantaggiati integrati».

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