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Pubblicazione : 21/08/2017
Buone pratiche di impresa sociale: rapporto UE-OCSE
Si intitola “Boosting Social Enterprise Development” (promuovere lo sviluppo dell’impresa sociale), il Rapporto congiunto pubblicato dall’OCSE e dalla Commissione Europea che, come si legge nel sottotitolo è un vero e proprio “compendio” di buone pratiche per l’impresa sociale, diventata oggi una priorità politica stanti le persistenti disuguaglianze e la sempre più difficile occupabilità dei gruppi vulnerabili.

Resilienza, inclusività e anti-ciclicità sono, secondo gli autori del Rapporto, le peculiarità dell’impresa sociale che «rappresenta una risposta innovativa alle sfide sociali e impegna i cittadini ad essere parte della soluzione ai problemi da esse posti».

A sostegno della forza dell’impresa sociale il Rapporto cita alcuni dati del progetto SEFORIS, coordinato dall’OCSE nel 2015, nel corso del quale è stata condotta una survey su 1.000 imprese sociali in nove Paesi OCSE: 6,6 miliardi di redditi prodotti, 871 milioni di beneficiari di servizi, mezzo milione di posti di lavoro creati direttamente (soprattutto per soggetti svantaggiati) e oltre 5 milioni di inserimenti lavorativi sostenuti e accompagnati.

Viene poi citata la Social Business Initiative (SBI) che risale addirittura al 2001 e rappresenta il primo atto con il quale la Commissione Europea ha invitato gli Stati membri alla creazione di «ecosistemi favorevoli all’impresa sociale».

Infine il Rapporto analizza 20 buone pratiche di impresa sociale, illustrano i diversi approcci di “policy making” che possono favorire lo sviluppo di impresa sociale. Ne  emergono cinque messaggi-chiave.

Vi è in primo luogo la necessità di sensibilizzare le opinioni pubbliche sul  tema dell’impresa sociale contrastandone le rappresentazioni errate: occorre quindi un quadro normativo e istituzionale chiaro che non può essere disgiunto dall’inequivocabilità della definizione di partenza e da una visione strategica di medio periodo che abbia come obiettivo l’attrazione di risorse economiche (quali vantaggi per chi investe nell’impresa sociale?) e il miglioramento della visibilità di queste realtà imprenditoriali e produttive.

Altrettanto importante è la costruzione di partenariati strategici multistakeholders: è necessario, sostengono gli autori del Rapporto, avviare processi inclusivi di creazione di impresa in cui tutte le parti in causa siano chiamate all’assunzione di responsabilità e in cui si genera vera co-ownership. Solo così si determinano cambiamenti duraturi e si creano le basi per un sistema in cui tutti vincono (le imprese, le agenzie pubbliche e il settore privato).

Gli altri elementi-chiave per lo sviluppo dell’impresa sociale sono: la sostenibilità economica e sociale (con un ruolo chiave per gli incubatori di impresa e per la formazione degli imprenditori sociali), la condivisione del rischio (in particolare con strumenti di garanzia e di accesso al credito, nonché con gli investimenti a impatto sociale), le competenze di base (è richiamata l’importanza dell’educazione all’imprenditorialità) , il sostegno politico (solo l’esplicito e proattivo sostegno istituzionale e politico può catalizzare energie sullo sviluppo dell’impresa sociale)

 Testo integrale del Rapporto