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Pubblicazione : 07/12/2017
Politiche di bilancio nell'UE: le riserve delle associazioni che lottano contro la povertà in Europa

Dai documenti di valutazione delle politiche economiche degli Stati membri (semestre europeo) emerge un quadro “in miglioramento”, anche se è necessario fare di più per portare la dimensione sociale al centro delle politiche UE.
Le associazioni europee che si occupano di lotta alla povertà, hanno reso noto l’apprezzamento per i processi in corso ma chiedono maggiore impegno per il coinvolgimento e la partecipazione attiva a questa valutazione delle persone che sperimentano direttamente la condizione di povertà.

Il semestre europeo

Il 22 novembre scorso la Commissione europea ha pubblicato alcuni documenti-chiave di quel processo di valutazione e coordinamento delle politiche di bilancio degli Stati membri denominato “Semestre europeo”

Si tratta di un insieme di documenti molto ampio e articolato. Alcuni dei documenti che lo compongono hanno un taglio eminentemente macroeconomico, come ad esempio i pareri sui documenti di bilancio degli Stati membri o la Relazione sul meccanismo di allerta, che, per il 2018, propone l’esame approfondito dei bilanci di 12 Stati Ue, tra cui l’Italia.

Altri documenti, invece si caratterizzano per una più approfondita analisi del contesto, delle dinamiche in atto (è il caso della Global Annual Survey, Analisi annuale della crescita) e, in particolare, degli aspetti occupazionali: il “pacchetto” del Semestre europeo comprende, infatti, la Relazione comune sull’occupazione e la proposta di orientamenti sull’occupazione.

Nell’Analisi annuale della crescita, la Commissione europea, invita a individuare come priorità delle politiche nazionali, non solo gli investimenti e le riforme strutturali, ma anche la ricerca dell’equilibrio tra sostenibilità delle finanze pubbliche ed espansione economica, riduzione del debito, lotta all’elusione fiscale e perseguimento dell’equità sociale, anche grazie all’integrazione del pilastro dei diritti sociali nel semestre europeo.

Riparte l’occupazione, non i redditi

Nella Relazione comune sull’occupazione, la Commissione europea evidenzia i miglioramenti costanti nel mercato del lavoro: creazione di nuovi posti di lavoro (8 milioni dal 2014), riduzione del tasso di occupazione (oggi ai livelli più bassi dal 2008, con un dato che si attesta al 7,5% nell’Ue e all’8,9% nella zona euro).

I miglioramenti occupazionali però, a causa di fenomeni quali la precarizzazione del lavoro e l’erosione dei compensi, non si rispecchiano in miglioramenti della condizione reddituale: in molti Stati membri i redditi restano al di sotto dei livelli pre-crisi.

In linea con il pilastro europeo dei diritti sociali, la Commissione europea invita gli Stati membri ad adottare misure che favoriscano occupazione di qualità e coesione sociale.

Le reazioni di EAPN

All’indomani della presentazione del “Pacchetto” del semestre europeo, la rete europea delle organizzazioni impegnate nella lotta alla povertà (European anti poverty network) ha, come di consueto, preso la parola, dando così seguito ad un costante e continuo lavoro di lettura critica dei documenti istituzionali, iniziato nel settembre scorso con una risposta al “Discorso sullo Stato dell’Unione” presentato dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker dinanzi al Parlamento europeo, e proseguito con l’invio di alcune lettere ai vertici istituzionali nazionali degli Stati membri e dell’Ue.

Tre le raccomandazioni-chiave contenuti in questi messaggi: mantenimento dell’equilibrio tra dimensione economica e sociale in tutte le azioni Ue, centralità del pilastro dei diritti sociali e, infine, la costruzione di un dialogo strutturato sia a livello Ue, sia a livello nazionale «garantendo uguale peso alla partecipazione di parti sociali, società civile e persone che vivono l’esperienza della povertà».

In una nota pubblicata sul proprio sito EAPN sottolinea la propria soddisfazione per i progressi compiuti sui primi due punti, ma rende noto il proprio «disappunto» rispetto al fatto che la mancanza di coinvolgimento di società civile e persone in povertà nella costruzione e nella valutazione delle politiche economiche e sociali degli Stati membri rappresenti «un’occasione mancata» per dare risposte e risultati concreti ai 118 milioni di poveri in Europa.