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LUDOPATIA

Cosa è il gioco d’azzardo: un’attività ludica finalizzata all’ottenimento di un premio (ad esempio denaro, beni materiali,…) la cui vincita è legata al caso (alea) piuttosto che alla perizia o abilità del giocatore; per parteciparvi è necessario rischiare una somma di denaro.

Il gioco d’azzardo rappresenta una forma di passatempo generalmente praticata in modo occasionale; in alcuni casi però può sfuggire al controllo del giocatore diventando una forma di dipendenza (“addiction”): quindi si parla di GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO (G.A.P.).

La pratica del gioco d’azzardo può evolvere in una forma patologica quando si trova caratterizzata, ad esempio, da alcuni dei seguenti comportamenti:

  • destinare quantità di tempo e denaro in modo sempre maggiore all’attività di gioco;
  • pensiero rivolto al gioco in ogni momento della giornata;
  • compulsività;
  • compiere azioni illegali per finanziare il gioco;
  • rischiare di perdere il lavoro o compromettere la carriera, lo studio, ecc;
  • mentire in famiglia per nascondere il coinvolgimento nel gioco o le perdite;
  • confidare nell’aiuto degli altri per risolvere i problemi economici.

Come per altre dipendenze, si possono manifestare sindrome di astinenza, tolleranza e perdita del controllo.

In Italia ed in Piemonte i giocatori patologici sono stimati tra l’1 e il 3% della popolazione adulta.

I tentativi di suicidio tra i giocatori d’azzardo patologici sono fino a 4 volte superiori rispetto alla media della popolazione.

Gli uffici diocesani Caritas e Pastorale Salute si sono attrezzati per mettere a disposizione delle parrocchie, unità pastorali, associazioni ed in senso lato l’intero mondo ecclesiale, una serie di strumenti e proposte per approfondire e comprendere meglio il tema del gioco d’azzardo patologico, che sta assumendo i contorni di una drammatica emergenza.

Per esempio, si possono proporre:

  1. formazione specifica ai volontari dei centri di ascolto ed altri volontari eventualmente indicati;
  2. organizzazione di iniziative a livello di comunità ecclesiale, parrocchie o unità pastorale, volte alla comprensione ed approfondimento del tema;
  3. elaborazione di specifici sussidi formativi;
  4. facilitazione della messa in rete tra gli uffici diocesani e le associazioni/organismi/enti presenti sul territorio di riferimento;
  5. azioni varie ed eventuali, dettate da esigenze e peculiarità specifiche.

Riferimento:
Dott. Ivan Raimondi
Uffici Caritas e Pastorale Salute
Tel. 011.51.56.362
e-mail: salutementale@diocesi.torino.it

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