PENSIERO DIRETTO(RE)

Scorrendo i dati statistici sull’andamento della povertà nel nostro paese tra il 2007 e oggi sono molte le cose che colpiscono. Ma più di tutte si nota una specie di inversione di tendenza. Se prima della grande crisi la povertà colpiva duro in modo particolare la fascia alta della società – anziani e superanziani – dopo dieci anni di instabilità economica la scure sembra abbattersi con più forza sui giovani.

I sociologi l’hanno definita povertà giovanile e sono anche riusciti a dettagliarla in modo preciso: povertà educative, nutrizionali, relazionali, lavorative, di inserimento, di esclusione, di impossibilità a compiere transiti da una fascia sociale ad un’altra, fuga all’estero, immobilismo progettuale (NEET).
Gli operatori e i volontari dei servizi di carità sono ancora poco abituati ad incontrare ragazzi e giovani nei loro colloqui. In genere continuano a venire i genitori, specie le mamme. Ma sempre più spesso le richieste riguardano i figli. Tipico a settembre un vero e proprio assalto per le spese di inizio anno scolastico, ma anche per poter far fronte ai costi della mensa o dei trasporti. Era esperienza assodata la richiesta di latte speciale per i bebè con qualche problema di salute, ma sta diventando prassi il bisogno di cibo adeguato alla crescita, o interventi per cure sanitarie ed ortodontiche.
Forse non arriveranno mai ragazzi ai centri di ascolto, ma già frequentano in diversi casi le mense di solidarietà insieme ai genitori. Figli poveri di genitori poveri votati ad ulteriore impoverimento: ecco la situazione che ogni giorno di più si rende evidente alla nostra comunità ecclesiale.

Per questo l’obiettivo del convegno in occasione della Giornata Caritas – la ventinovesima della serie – si focalizza sul tema dei giovani.
Abbiamo bisogno di prendere coscienza dei cambiamenti intervenuti che modificano anche i soggetti di cui siamo chiamati oggi a farci carico per donare una testimonianza coerente di amore evangelico. Non è a motivo di una facile moda giovanilistica, né semplice conseguenza del percorso che il prossimo Sinodo ha avviato. Sarebbe, però, perlomeno superficiale puntare l’attenzione solo sulla povertà.
I giovani, per definizione, sono proiezione verso il futuro, immaginazione ed inventiva, progetto, innovazione. Pur partendo da una condizione in se stessa svantaggiata sono una tra le risorse più feconde e generative per la nostra società e per la comunità ecclesiale. Così il percorso del convegno di sabato 10 marzo si apre alla considerazione delle opportunità che il mondo adulto e la Chiesa possono offrire alla intrapresa dei giovani.

Tre esperienze già da subito utilizzabili daranno occasione di sviluppare riflessioni attualizzabili nei singoli territori. Perché l’investimento più proficuo per i giovani è di natura formativa ed educativa. Il volontariato, l’ottica del servizio, l’accompagnamento all’approccio sereno al mondo del lavoro sono strade che i cristiani sanno aprire e sulle quali possono spendere il loro specifico. Perché parlare di giovani non è trovare soluzioni di adulti da trasferire su di loro. È suscitare le capacità dei ragazzi, lanciarli nell’avventura della vita con la loro coscienza, affiancarli ma mai sostituirli.
Ecco la sfida delle Caritas e del mondo del volontariato sociale per gli anni a venire: rendere protagonisti tutti, giovani e adulti, poveri ed emarginati, singoli e famiglie. Mettendo noi, operatori e volontari, in secondo piano.
(Articolo tratto da "La Voce e il Tempo")

Pierluigi Dovis - Direttore Caritas Torino

Torino, 10 marzo 2018